Telemedicina: via libera ai privati

Iniziamo da una premessa, la Telemedicina è uno strumento estremamente utile che consente di migliorare lo stile di vita dei propri assistiti, permettendo di fare semplici controlli e dunque di intervenire nella fase iniziale delle principali patologie croniche, prima che il ricorso al medico diventi urgente. Questa pratica, ancora troppo poco diffusa in Italia, agisce in modo capillare, portando i controlli vicino ai luoghi di lavoro, al centro delle città o nelle zone dove i cittadini si recano abitualmente, nei centri commerciali o persino, questo un servizio pensato per i propri dipendenti, all’interno delle aziende. 

Tra le società che hanno visto le potenzialità del settore citiamo Health Italia S.P.A., che per prima si è avventurata in questo ambito dai confini sfumati, realizzando gli Health Point, strutture dedicate provviste di “Station” e concepite per essere installate in centri commerciali o in zone centrali delle maggiori città italiane. Gli Health Point a loro volta sono collegati ad un centro sanitario che offre prestazioni sanitarie in Telemedicina in tutt’Italia

Negli Health Point è prevista la presenza di un infermiere che aiuti i pazienti nella raccolta dei dati anagrafici e dei parametri clinici. Le Station sono collegate in Telemedicina con il centro sanitario dove i medici, qualora richiesto, valuteranno i parametri acquisiti, saranno disponibili per Televisite e Teleconsulti o per una Telecooperazione. Come prassi, tutti gli apparati usati sono certificati per uso medico e non sono “invasivi”, la maggior parte è addirittura di autodiagnosi, utilizzabile anche autonomamente dal paziente. 

Nonostante i centri siano corrispondenti alle regole regionali -secondo le già troppo citate linee di indirizzo, per fare la telemedicina servono un Centro Erogatore ed un Centro Servizi- i Carabinieri dei NAS e dalle autorità regionali hanno proceduto al sequestro delle Station in una regione e multato severamente in un’altra gli Health Point, segnalando espressamente che nel caso delle Station degli Health Point si debba parlare di “centro sanitario non autorizzato”.

La sentenza della Corte di Cassazione però ha recentemente ribaltato quella del Tribunale del riesame dichiarando che “si è, in sostanza, di fronte a quel fenomeno, comunemente definito di ‘Telemedicina’, il quale si caratterizza in quanto, per la realizzazione di talune pratiche mediche, per lo più diagnostiche, non vi è la necessaria compresenza nel medesimo luogo del paziente e dell’operatore sanitario, operando quest’ultimo sulla esclusiva base di dati a lui pervenuti attraverso tecnologie informatiche il cui utilizzo, appunto, consente lo svolgimento di atti medici anche ‘fra assenti’. Quindi presso la struttura del centro commerciale dove viene semplicemente raccolto il dato anamnestico, ma questo non viene assolutamente elaborato, non può dirsi secondo la Cassazione che sia stata eseguita alcuna prestazione tipicamente sanitaria”. 

Di fatto questa sentenza, che in sostanza stabilisce che la Telemedicina non richiede autorizzazione quando non implica attività sanitaria, potrebbe cambiare il futuro di questa pratica, finora poco diffusa in Italia, aprendo in modo consistente agli investimenti dei privati


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