Premio di laurea Dafne – Sanità e Sostenibilità: come migliorare la gestione dei pronto soccorso attraverso i dati

Ogni giorno migliaia di persone accedono ai Pronto Soccorso (PS) italiani, creando una pressione crescente sulle strutture ospedaliere e sul personale sanitario. Ma quanti di questi accessi sono realmente urgenti? Quanti potrebbero essere gestiti meglio a livello territoriale, evitando il sovraffollamento e garantendo un’assistenza più efficiente?
Queste domande sono al centro della mia ricerca, che ha analizzato il flusso di pazienti nei Pronto Soccorso della Regione Lombardia nell’arco di sei anni (2018-2023), con un focus particolare sugli accessi potenzialmente evitabili. Utilizzando strumenti di analisi dei dati, ho sviluppato un sistema di indicatori che aiuta a identificare le diagnosi più frequentemente associate a un uso improprio del PS, fornendo così un supporto concreto alle politiche di gestione sanitaria.
Il problema. I Pronto Soccorso nascono per garantire cure tempestive ai pazienti in condizioni critiche, ma nella realtà sono spesso utilizzati anche per problemi minori. Dalla febbre improvvisa al mal di denti, dalle ricette mancanti a disturbi cronici non gestiti a livello territoriale, ogni giorno arrivano nei PS migliaia di persone che potrebbero ricevere cure più appropriate altrove.
Il risultato? Tempi di attesa lunghi, personale sanitario sovraccarico e risorse impiegate in modo inefficiente. Questa situazione non solo incide sulla qualità del servizio offerto ai pazienti realmente urgenti, ma pesa anche sul sistema sanitario in termini di costi e sostenibilità.
La metodologia. Per affrontare questo problema, la mia ricerca ha utilizzato, previo nullaosta regionale, un database di oltre 20 milioni di accessi ai Pronto Soccorso lombardi, provenienti dal flusso informativo regionale denominato 6/SAN dalla direttiva che lo ha istituito. Questo enorme volume di dati è stato sottoposto a un accurato lavoro di data quality, necessario per garantire la correttezza e l’affidabilità delle informazioni analizzate.
Successivamente, ho applicato un pacchetto di indicatori sviluppati dall’Agency for Healthcare Research and Quality (AHRQ), un ente statunitense che ha creato strumenti per valutare l’appropriatezza degli accessi ai servizi sanitari. Adattandoli al contesto italiano, ho potuto analizzare cinque categorie principali di accessi potenzialmente evitabili:
- Patologie croniche mal gestite (asma, ipertensione, diabete)
- Patologie acute a bassa complessità (influenze, polmoniti)
- Problemi dentali (dolore, infezioni)
- Dolore lombare e muscoloscheletrico
- Asma e bronchite
Un aspetto innovativo del lavoro è stato l’utilizzo di strumenti di standardizzazione diretta per rendere i dati comparabili nel tempo e nello spazio. Ho inoltre sviluppato un codice SAS open source, riutilizzabile su altri dataset, per favorire future ricerche in ambito sanitario.
I risultati. Considerando la diagnosi e le variabili di genere ed età, quasi un paziente su 10 non dovrebbe trovarsi in Pronto Soccorso: nel solo 2023 circa l’8% degli accessi nei PS lombardi sono da considerarsi potenzialmente evitabili. Protagoniste di questa dinamica sono spesso le persone anziane, addirittura over 85, che per cronicità e comorbidità dovrebbero essere intercettate dai servizi territoriali tramite percorsi di cura programmati.
Dall’analisi dei dati emergono alcune tendenze interessanti. Per esempio, i distretti con una migliore integrazione tra ospedale e territorio mostrano percentuali più basse di accessi evitabili. Tuttavia, è difficile distinguere quanto dipenda dall’efficacia delle strutture territoriali e quanto da una migliore codifica degli accessi in Pronto Soccorso.
Un caso emblematico riguarda le patologie dentali: nonostante la pandemia, il numero di accessi per mal di denti è rimasto pressoché invariato. Questo fenomeno suggerisce un equilibrio tra il bisogno di cure e il timore del contagio, ma evidenzia anche la mancanza di alternative territoriali per gestire queste urgenze.
Un altro dato significativo è il calo degli accessi per polmoniti e influenze nel 2021, probabilmente dovuto alle misure di prevenzione adottate contro il COVID-19 (mascherine, distanziamento). Questo conferma come interventi di prevenzione mirati possano ridurre significativamente il carico sui Pronto Soccorso.
Le soluzioni: formazione, territorio e consapevolezza. Per migliorare il sistema e ridurre gli accessi evitabili, la mia ricerca propone tre azioni principali:
- Migliorare la qualità della codifica e quindi formare il personale sanitario per garantire una corretta classificazione degli accessi, migliorando l’affidabilità dei dati e la capacità di analisi.
- Rafforzare i servizi territoriali, per esempio potenziando le Case di Comunità, la telemedicina e la medicina proattiva per fornire ai cittadini alternative concrete al Pronto Soccorso.
- Investire nell’educazione sanitaria e sensibilizzare i pazienti sul corretto utilizzo del Pronto Soccorso, informandoli su servizi alternativi come il Numero Unico 116117 per le urgenze non critiche.
L’impatto sulla sostenibilità del sistema sanitario. L’adozione di questi strumenti non solo migliora l’efficienza del sistema sanitario, ma ha anche un impatto concreto sulla sostenibilità. Ridurre gli accessi evitabili significa ottimizzare l’uso delle risorse, liberare il personale per le emergenze reali e abbattere i costi inutili. Inoltre, un approccio più data-driven e basato su strumenti digitali, in linea con il concetto di Value-Based Healthcare, consente una migliore pianificazione delle risorse, garantendo che il sistema sanitario risponda in modo più equo ed efficace ai bisogni della popolazione. Infine, sul piano del Supply Chain Management, una gestione più razionale dei flussi di pazienti consente di allocare in modo più efficiente farmaci, personale e infrastrutture, contribuendo a rendere la sanità più resiliente e sostenibile nel lungo periodo.
Questa ricerca dimostra che un uso intelligente dei dati può trasformare il modo in cui gestiamo il sistema sanitario. Attraverso l’implementazione di indicatori standardizzati e il rafforzamento dei servizi territoriali, possiamo alleggerire il carico sui Pronto Soccorso, migliorare l’efficacia delle cure e costruire un ecosistema sanitario più sostenibile.
Il futuro della sanità passa dall’innovazione, dalla digitalizzazione e dalla capacità di prendere decisioni basate su dati affidabili. Investire in questi strumenti significa garantire un sistema più equo, efficiente e pronto ad affrontare le sfide di domani.
Elisabetta Porta – Profilo LinkedIn
«Patient Flow Logistics in Pronto Soccorso: modelli, strumenti e analisi sugli accessi evitabili in Regione Lombardia»
Tesi di Laurea Magistrale in Management delle Aziende Sanitarie e del Settore Salute presso l’Università degli Studi di Milano – Facoltà di Medicina e Chirurgia.
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