Flussi post pandemici e nuove abitudini del consumatore: un focus sull’healthcare

La pandemia da Covid ha lasciato segni evidenti del proprio passaggio, pervadendo molti aspetti della quotidianità, dalla psicologia alla socialità, dalle abitudini d’acquisto a quelle lavorative, dagli ambiti ricreativi all’utilizzo del tempo libero in generale. Le tecnologie sono entrate prepotentemente nella nostra vita, gli incontri virtuali hanno soppiantato quelli in presenza, dai meeting ai consulti medici o professionali, ma l’impatto forse più evidente è stato quello sulla mobilità. Milioni di persone, commuters abituali, da un giorno all’altro si sono ritrovati confinati tra le quattro mura domestiche, i più giovani in DAD, gli adulti in Smart Working. Nel marzo del 2020, durante il primo lockdown, gli italiani che lavoravano da remoto ammontavano a 6,5 milioni, alla fine del 2021 erano scesi a 4 milioni ma saranno destinati a risalire a 4,4 milioni a fine emergenza, secondo le previsioni dell’ultimo report dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. I dati riconfermano un trend già osservato nel corso degli ultimi mesi, che introduce uno scenario di rottura con gli schemi pre-pandemici.

Secondo l’Osservatorio Smart Working, l’81% delle Grandi imprese dichiara di avere già preso accordi con i dipendenti per il lavoro agile. Anche il 50% degli enti della PA ha formalizzato accordi in questa direzione mentre nelle PMI si incontra la maggiore resistenza, con soltanto un timido 13% che va in questa direzione. Se analizziamo il lavoro agile dal punto di vista dei lavoratori, ne beneficeranno più di due milioni nelle grandi imprese, 700mila nelle PMI, 970mila nelle microimprese e 680mila nella Pubblica amministrazione. Quindi, in totale quattro milioni e mezzo di lavoratori non faranno più quotidianamente i pendolari sul treno, non si accalcheranno sui mezzi pubblici, non si sposteranno più verso i grandi centri, non occuperanno la loro postazione negli uffici, non pranzeranno nei bar e ristoranti accanto al luogo di lavoro, non compiranno nei giorni feriali il medesimo percorso casa-lavoro. Le aziende infatti hanno deciso, vedendo le tante opportunità del lavoro agile, di non rimettere l’obbligo del lavoro in presenza al 100% e di optare per uno Smart Working a intermittenza, che prevede due-tre giorni lavorativi in ufficio e gli altri da remoto.

Anche da un punto di visto legislativo è arrivata la formalizzazione delle disposizioni inerenti il lavoro agile: nel settore privato, le aziende che continueranno a servirsi dello Smart Working una volta terminata l’emergenza sanitaria dovranno attenersi al Protocollo nazionale che disciplina la contrattazione collettiva per lo Smart Working, stilato lo scorso dicembre da Governo e parti sociali.

Secondo le linee guida, l’adesione al lavoro agile avviene su base volontaria ed è subordinata alla sottoscrizione di un accordo individuale, con diritto di recesso. L’alternanza tra i periodi di lavoro in presenza e a distanza, le modalità della prestazione lavorativa all’esterno dell’azienda, gli strumenti di lavoro e i tempi di riposo andranno concordati in un secondo momento.

Questo cambio nelle “rotte” dei lavoratori ha considerevoli impatti, di cui quelli sulle aziende di trasporto pubblico e privato e sulle attività commerciali e della ristorazione dei centri urbani rappresentano la punta dell’iceberg.

Se analizziamo le ripercussioni sulle farmacie e azzardiamo delle previsioni per il futuro, probabilmente i nuovi flussi di traffico continueranno ad avvantaggiare quelle dei quartieri residenziali e delle periferie a scapito delle farmacie dei grandi centri urbani.

Per meglio inquadrare la nuova realtà, il “must-have” del 2022 è un gestionale per la profilazione dei clienti, strumento assolutamente indispensabile non tanto per la promozione quanto per la fidelizzazione: individuare i vecchi utenti che continuano a frequentare la farmacia e le loro mutate abitudini e contemporaneamente intercettare -e poi trattenere- i nuovi utenti si rivela fondamentale. La Carta fedeltà, la comunicazione via canali social e la qualità (e la sicurezza) del servizio offerto sono altri elementi non trascurabili. Anche l’app con carta fedeltà integrata, mutuata dall’universo delle catene e dei network, è importante per la loyalty, e ne sono consapevoli ormai quasi tutte le insegne della farmacia italiana, che si tratti di catene (Lloyds) o network indipendenti, tutte ormai provviste di applicazione per smartphone.


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